Postato da admin il Giugno 8th, 2009 in Loch Ness, News
“Un serpente passato attraverso il corpo di una tartaruga“: questa la definizione che il reverendo William Conybeare diede del plesiosauro durante la sua prima identificazione, nel 1824.
Il rettile marino più famoso del mondo, quello per intenderci che ha prestato le fattezze al mostro di Loch Ness, stando agli ultimi ritrovamenti avrebbe popolato non un lago scozzese ma il canale della Manica, in Inghilterra.
Il merito della scoperta va alla paleontologa Tracey Marler, che qualche mese fa, perlustrando la spiaggia di Monmouth Beach alla ricerca di ossa di dinosauro, si è imbattuta in una roccia dall’aspetto curioso. Dopo essersi consultata con il marito Chris Moore, anche lui esperto di resti fossili, è giunta alla conclusione che quegli ossicini incastonati nella pietra erano ciò che restava dello scheletro di un plesiosauro…
Fonte: http://www.repubblica.it/2009/06/sezioni/scienze/loch-ness/loch-ness/loch-ness.html
Postato da admin il Febbraio 27th, 2009 in News, Video
Barreleye è un pesce scuro, con grandi pinne, una piccola bocca e due grandi occhi e… con la testa trasparente.
Scoperto dai ricercatori dell’Istituto marino di Monterey Bay nei fondali più profondi dell’oceano, il macropinna microstoma - questo il suo nome scientifico - ha occhi tubolari e una vista a lungo raggio che gli hanno permesso di sopravvivere nell’oscurità del fondale oceanico.
Su un vulcano di una delle isole Galapagos, vivono gli unici, rari esemplari di una antica specie di iguana rosa, scoperta e descritta per la prima volta da biologi italiani. La sua origine risale a cinque milioni di anni fa e il suo DNA, al momento, è l’unico indizio della storia evolutiva di questi rettili terrestri.
Sfuggita ai taccuini di Darwin, l’iguana rosada (cui non è stato ancora dato un nome ufficiale) compare oggi sulle pagine della rivista Proceedings of the National Academy of Sciences (Pnas). Primo autore dell’articolo è Gabriele Gentile dell’Università Tor Vergata di Roma, coordinatore del progetto internazionale “Genetica di conservazione di iguane terrestri delle Galapagos”
( 07/06/2008) El retorno del “chupacabras“ Crítica - Panama La extraña muerte de una gallina en el corregimiento de Dolega, en Chiriquí, hizo resurgir la figura del famoso “chupacabras“, un ser descrito con rasgos …
(16/06/2008) Descartan al ‘chupacabras‘ A.M. - León,Guanajuato, MexicoLa muerte de borregos en una granja en la carretera León-Lagos no se debió al ‘chupacabras’, como creía el dueño de los animales, sino a una manada de…
Per chi non lo sapesse..: Il chupacabra o chupacabras (dallo spagnolo succhiatore di capre) è un animale leggendario che si vuole abiti in alcune zone delle Americhe. È stato associato con apparizioni di un presunto animale sconosciuto a Puerto Rico (dove si è avuta notizia per la prima volta di tali apparizioni nel 1990), Messico e Stati Uniti, specialmente nelle comunità latinoamericane di più recente formazione.
Nel centro di Scienze Naturali di Galceti a Prato, undici mesi fa è nato un capriolo che crescendo ha sviluppato un unico corno al centro della fronte. Solo oggi però molti organi di stampa si sono interessati alla cosa.
La madre del capriolo è stata ricoverata nella riserva di Galceti un paio di anni fa, poichè investita sull’appennino pistoiese e sembrerebbe oggi in ottima salute.
Il direttore del centro pratese, Gilberto Tozzi, spiega che il giovane capriolo presenta un’ anomalia morfologica decisamente rara in natura, magari i nostri antenati.
Dunque il leggendario unicorno potrebbe essere esistito davvero e la sua leggenda nata da un caso simile al capriolo pratese.
Postato da admin il Febbraio 21st, 2008 in Fossili
«Il Rospo Diabolico» (nome scientifico, poco meno rispettabile, «Beelzebufo ampigna») è stato recentemente scoperto fossilizzato in Madagascar; è vissuto 70 milioni di anni fa in compagnia dei dinosauri e misurava 40 centimetri con un peso di 4 chili e mezzo.
La scoperta mette in forse qualche dettaglio sulla teoria della deriva dei continenti: Beelzebufo infatti sarebbe imparentato con le specie anfibie dell’America meridionale, la cui separazione dal Madagascar sarebbe avvenuta appunto durante la fine del Cretaceo; ma dato che gli anfibi non sono in grado di sopravvivere a lungo nell’acqua salata (il che esclude una migrazione via mare) i ricercatori ritengono che sia esistito un collegamento terrestre, forse attraverso l’Antardide che allora godeva di un clima molto più mite.